KDE 4 dimostra che scegliere non diventa un problema d'usabilità
| Inviato da Anonimo il Dom, 01/11/2009 - 14:32 | ![]() ![]() ![]() |
Dal punto di vista estetico KDE 4 essenzialmente non ha cambiato il tipico aspetto del desktop. C'è ancora un pannello principale in basso con un menù indicato da una K su un lato, un vassoio di sistema sull'altro e un gestore dei processi in mezzo. Il principale cambiamento estetico preimpostato è che le icone del desktop ora risiedono in un oggetto di vista cartella e che il menù è completamente cambiato. Comunque dietro le quinte è cambiato tutto ed è cambiata anche la natura di questi elementi di base del desktop. Sono diventati tutti oggetti plasma configurabili, in modo da dare all'utente molta più flessibilità rispetto a prima.
Questo potrebbe voler dire che KDE 4 è diventato anche molto più complesso e che la curva d'apprendimento sia diventata più grande di quella di KDE 3, ma questo non sembra essere accaduto. Piuttosto, nell'esperienza di molti, inclusi me stesso e qualcuno che ha sempre usato GNOME proprio per la sua semplicità, KDE è diventato almeno un po' più semplice e più snello, e io penso che questo è un passo avanti proprio in questo aspetto.
KDE 4 evidenzia gli sforzi della comunità di KDE per produrre un equilibrio tra due aspetti che sembrano mutuamente esclusivi: potenza e flessibilità (molte opzioni tra cui gli scegliere), o semplicità e facilità d'uso. L'idea è quella di offrire all'utente scelta e potenza nel modo in cui il desktop si comporta, senza appesantirlo troppo. Si tratta di avere le opzioni in più che l'utente sta cercando e, quando hanno senso, di offrirle in un modo che non aumenti la complessità percepita e non peggiori l'usabilità nell'uso normale.

Un bell'esempio di come questo è stato fatto anche in KDE 3, è il menù contestuale che appare quando si trascinano file e cartelle. Chiede se si vuole spostare, copiare, fare un collegamento o annullare l'operazione. In KDE 4.3 ci sono ulteriori opzioni che dipendono dal tipo di file che stai che si stanno trascinando. Per esempio, se si trascina un'immagine sul desktop, si può scegliere di usarla come sfondo. Se è un file di testo c'è la possibilità di farlo diventare una nota. Se è una cartella questa può diventare un oggetto.
Quest'ultimo esempio è particolarmente interessante, perché questa è una funzionalità totalmente nuova, una cosa con la quale i nuovi utenti potrebbero non sentirsi familiari, ma spunta fuori proprio quando ha senso e può diventare piuttosto utile. Tu stai spostando una cartella e hai la possibilità di creare la sua “vista cartella”. Subito la vista cartella comincia ad avere senso e uno capisce a cosa si riferisce l'opzione di vista cartella nelle Impostazioni desktop (disponibile con un click col tasto destro). Infatti, diviene subito chiaro tra i più esperti e navigati di noi che questa è quello che sono tutti i desktop con le icone, inclusi Windows, Mac OS e GNOME; nient'altro che una vista cartelle di una specifica cartella (come /home/user/Desktop).

Un altro esempio è la finestra di configurazione della barra degli strumenti in molte applicazioni KDE 4 (Dolphin, Kate, Konqueror, Dragon Player, etc.), che usa un'interfaccia semplice e logica che permette di aggiungere i bottoni e di posizionarli ovunque trascinandoli o usando le frecce. Questo offre due modi per fare la stessa cosa senza avere conflitti fra di loro. Tutto ciò che manca è la possibilità di trascinare i bottoni direttamente sulla barra degli strumenti, cosa che da un lato potrebbe sembrare ridondante, ma dall'altro darebbe all'utente un'altra scelta senza entrare in conflitto con le altre due.
Questo dimostra che la scelta del modo di fare le cose non deve necessariamente pagata a spese dell'usabilità. Se può essere aggiunta un altra possibilità, senza rendere le altre meno efficaci e facili da usare, allora non c'è motivo di non farlo, dal punto di vista dell'utente.

Questo rimane vero per i simboli “+” e “-” coi quali KDE 4 permette di selezionare e deselezionare file e cartelle senza tenere premuto ctrl o disegnando un rettangolo di selezione. Anche questo aggiunge un altro modo senza annullarne un altro, in modo da accontentare allo stesso modo sia quelli che hanno una preferenza, che l'altra. Inoltre, questa particolare funzione aiuta l'usabilità, specialmente se il desktop è configurato in modo che un solo click lancia file e cartelle e quindi un solo click per selezionare li lancerebbe anche. I simboli “+” e “-” risolvono il problema.
Ci sono altri esempi che illustrano il principio di offrire la flessibilità senza danneggiare la facilità d'uso. Ma forse i più importanti sono legati alla reinvenzione dello spazio di lavoro principale come un oggetto plasma. Questo rende gli utenti di KDE 4 designer del loro desktop su misura. Tutto è trasformabile e mobile. Non c'è bisogno di avere un tipico pannello sopra o sotto. Si possono mischiare e impastare gli elementi del desktop nel modo preferito. Si possono anche avere diverse configurazioni allo stesso tempo, grazie alle attività del desktop.
Questa possibilità di scelta ulteriore danneggia veramente l'usabilità per quelli che vogliono delle impostazioni più familiari? No, perché mettendo tutti gli elementi dello spazio di lavoro in un oggetto non cambia niente, ognuno può essere manipolato nel modo classico.
Non è la stessa cosa se uno per cambiare completamente il desktop, deve andare in una specie di editor o in una finestra di configurazione con un'immensità di opzioni presentate con descrizioni testuali che uno non necessariamente devi capire (cosa che mi ricorda il gestore delle impostazioni di Compiz e, peggio, gconf). Invece si prendono, letteralmente, gli elementi e si spostano in giro. Si manipolano praticamente nello stesso modo in cui si manipolano gli oggetti su una vera scrivania. E se uno ha bisogno di modificare dei dettagli si può aprire la finestra di impostazioni proprio da dove si sta lavorando.
Questo è il motivo per cui sto iniziando ad apprezzare la persistenza del progetto KDE nel dare agli utenti potenza e flessibilità. Non credo più che avere molta scelta significhi necessariamente un desktop più difficile da usare. Io penso che KDE 4 stia facendo bene a seguire questa strada. In un certo senso questo sembra mostrare che una buona usabilità non è direttamente legata alla creazione di un'interfaccia che è “perfetta” ed “usabile” per tutti, con un solo insieme di opzioni e un solo atteggiamento mentale, ma piuttosto di fornire un desktop che può fare quasi tutto quello che ognuno vuole, ma farlo solo SE l'utente sceglie di farlo, senza danneggiare l'esperienza di quelli che non volevano fare una determinata scelta.
In altre parole, il desktop muta nelle soggettive preferenze e nella personalità del suo utente, piuttosto che provare a presumere cosa vogliono la maggior parte degli utenti. Se l'usabilità è in qualche modo negli occhi di chi guarda, come penso sia, allora un desktop così si adatta a questa realtà e diventa un desktop perfettamente usabile non secondo la definizione di un gruppo particolare di esperti, ma secondo la definizione dell'utente che gli sta davanti.
Se questa è la visione che sta dietro KDE 4, come mi sembra è, allora penso che il potenziale è infinito. Ovviamente, il conseguimento completo di questo potenziale potrebbe essere un ideale irraggiungibile, almeno con le attuali tecnologie, ma KDE 4 sta facendo significativi passi avanti in quella direzione. Soltanto fornire scelta che non peggiora l'usabilità è esso stesso un successo.
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A cura di Riccardo Chiumiento. Da http://dot.kde.org/2009/10/21/kde4-demonstrates-choice-not-usability-problem.
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